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progettazione e arredamento

àbito di vittoria ribighini - storie di design

11 giugno 2018, Ridotto delle Muse

Michele De Lucchi

"Non c'è personaggio che possa rappresentare l'architettura italiana meglio di lui. De Lucchi è infatti l'incarnazione dello stile italiano. Di quell' High Touch che sforna opere tagliate come un bel vestito, sempre calibrate, sempre attente al contesto, sempre appropriate, sempre ecologicamente consapevoli." - Luigi Prestinenza Puglisi per www.artribune.com

Michele De Lucchi ha vissuto la stagione del design radicale a Firenze, partecipato al gruppo Cavart, e poi a Milano - con Ettore Sottsass - al gruppo Alchimia e Memphis. È proprio il rapporto con Sottsass a introdurlo negli ambienti più importanti del design industriale italiano: collabora con Olivetti, successivamente con Philips, Siemens e Vitra. Negli anni si dedica contemporaneamente alla progettazione architettonica e al design industriale. Progetta e realizza innumerevoli edifici e Musei nel mondo, come, ad esempio, la Triennale di Milano o il Neues Museum di Berlino.
Ordinario presso la Facolta' di Design al Politecnico di Milano e Accademico presso l'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, attualmente è direttore di Domus.

La lectio magistralis dell'illustre architetto e designer al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona è stata curata e introdotta da Manuel Orazi, storico dell’architettura, docente di Teorie e storia dell'architettura presso il Dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna ed editor per Quodlibet.

La versione integrale dell'incontro con Michele De Lucchi

Una lezione non solo sull'architettura, il design, la progettazione, ma soprattutto parole di una vita al servizio del bello e del pensiero fuori dagli schemi conosciuti. Vorresti non smettesse mai di raccontare, vorresti ascoltarlo per ore. E siamo in tanti ad ascoltare....il teatro pieno, i posti non bastano, i ragazzi sono in piedi o seduti lungo le gradinate. Un'ovazione finale per chi finalmente ci riporta a una riflessione culturale e antropologica sul senso vero dell'architettura, una lettura alta sul rapporto uomo/natura, su un futuro possibile per questo nostro pianeta.
Le immagini scorrono sulle note del canone in Re maggiore di Pachelbel e si intrecciano alle sue parole, ai primi progetti per Alchimia "per i quali avevo bisogno di trovare una ragione che non fosse solo la funzione, ma nascesse da una storia, da una evocazione che li rendesse speciali e capaci di raccontare." E poi il luogo del lavoro, "un luogo bello, dove andare e avere il piacere di stare. Un luogo di seduzione intellettuale, che crea curiosità, interesse all'apprendimento, desiderio di conoscenza. Un luogo che stimoli le relazioni e la riflessione, dove scoprire chi sono gli altri e chi siamo noi stessi. Un luogo dove realizzarsi e dove rendere reali gli ideali."

Si potrebbe continuare all'infinito... Ma come rendere, con le sole parole, quella voce cosi pacata, filtrata quasi da una conoscenza superiore e rarefatta, dove ritrovi l'insegnamento e il valore grande di che cosa significhi davvero "fare architettura".

Alcune foto della serata

 

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